Piceno e Covid-19. Confindustria, Mariani: “Situazione grave”
SAN BENEDETTO DEL TRONTO -Il Piceno resiste con mille difficoltà al Covid-19. E con la partenza effettiva della stagione estiva 2020 il 20 luglio è ripartito tutto l’indotto turistico. Il settore della somministrazione è quello che ha sofferto di più e con esso le aziende fornitrici, che hanno però potuto contare su un forte impulso dell’alimentari dedicato alla famiglia. La scarsa diffusione del virus e il suo contenimento nel territorio hanno giocato poi un ruolo determinante per attrarre migliaia di turisti. Visitatori che, seppur provenendo in prevalenza dall’Italia, hanno dato alla Riviera e all’entroterra montano una grande chance per ripartire dopo questa difficilissima esperienza. Le imprese sono chiamate in prima linea a rispondere all’appello della ripartenza. Ne parliamo con il Presidente di Confindustria Simone Mariani.
Come hanno reagito le imprese del territorio al Covid-19?
Le rispondo con una similitudine. Come qualcuno che nell’affrontare una ripida salita, dopo essere già caduto anche in una buca profonda, mentre sta finalmente arrampicandosi per uscirne, viene colpo in testa da un masso. La salita la stiamo affrontando ormai da un decennio, la buca è stata il sisma, e ora questo. Lei che dice? E’ solo grazie alla caparbietà della nostra classe imprenditoriale e alla buona volontà di tanti collaboratori se ancora esistono le condizioni di sopravvivenza. Purtroppo non tutti hanno questa tempra e soprattutto le energie, anche psicologiche, per affrontare tutto ciò credo siano veramente agli sgoccioli.
Quali sono le prospettive nel breve e medio periodo?
Non ci piace il ruolo di “Cassandra” ma se non cambierà qualcosa e in fretta non sarà più possibile agganciare il treno della ripresa e il cosiddetto “rimbalzo” previsto dagli analisti economici per il prossimo anno ci scavalcherà a piè pari. Sia a livello di sistema Paese, dove è evidente la carenza di una visione organica e di medio lungo periodo, sia di riflesso a livello locale, dove la nostra classe dirigente non riesce ad esprimere delle eccellenze e pertanto restiamo subalterni ad altri territori che invece mandano nei centri di comando figure altamente qualificate.
Qual’è l’andamento dell’occupazione legata al turismo? E’ solo un trend stagionale?
Sicuramente gli indici occupazionali del settore sono invidiabili. Tuttavia un territorio come il nostro dovrebbe puntare molto più in alto. Gli indici territoriali sono falsati inoltre da un’occupazione prevalentemente stagionale che a nostro modesto avviso, nei trend attuali di mercato, comporta la mancanza di crescita per la tutta la destinazione, generando un circolo vizioso. Infatti guardando la “retention rate” dei collaboratori questa è molto bassa e presenta un turnover troppo alto. In sostanza i collaboratori imparano qui poi vanno altrove, attratti da migliori prospettive di crescita professionale basata su un’occupazione su tutto l’anno. Ciò incide sulla possibilità da parte degli imprenditori di consolidare quelle capacità che fanno crescere l’incoming e di qui un “revenue” ancora troppo basso che a sua volta influenza negativamente la stabilizzazione di quell’occupazione.
La performance di agosto è stata senz’altro positiva. Le imprese ne hanno beneficiato per trovare lo slacio?
Lei dice? Se lo slancio comporta aver incassato nel mese di agosto quanto basta per pagare tasse e costi fissi del trimestre allora può darsi. I dati in mio possesso tuttavia dicono altro. L’ISTAT ha registrato nel secondo trimestre dell’anno un calo del fatturato dell’88% per l’hotellerie italiana. A questi si aggiungono i primi, sconfortanti, dati a consuntivo del trimestre giugno-agosto che da solo pesa il 60%-65% del fatturato alberghiero in Italia (tra i 12,5 e i 13,6 miliardi di euro).
Dall’indagine flash lanciata da Confindustria Alberghi e a cui le nostre aziende hanno partecipato la scorsa settimana, emerge un quadro davvero difficile per il settore alberghiero in Italia con alcune destinazioni notoriamente richiestissime nelle estati italiane e l’intero segmento lusso in grande sofferenza anche e soprattutto a causa della quasi totale assenza degli stranieri: perdite di fatturato fino al 70%.
Un quadro leggermente diverso, ma che non compensa le gravi perdite subite sino ad oggi, si osserva per le destinazioni meno “Estero-dipendenti” come la nostra. Ma qui due riflessioni importanti. In primis diverse strutture alberghiere ed extra-alberghiere hanno scelto di rimanere chiuse amplificando quell’effetto sold-out (peraltro solo di agosto) a favore di chi ha invece gettato il cuore oltre l’ostacolo, decidendo comunque di aprire nei mesi in cui non si sapeva come sarebbe andata l’estate.
Va ricordato e sottolineato infatti che l’avvio ritardato dell’attività nelle destinazioni balneari, rispetto agli anni passati, ha amplificato ulteriormente gli effetti negativi sui risultati della stagione. Secondariamente quel 20-25% di turisti stranieri che sono mancati al nostro territorio sviluppavano un indotto mediamente doppio a parità di presenze. E se già le famiglie italiane hanno una propensione di spesa minore, quest’anno sono state anche molto più attente rispetto al passato.
Quali sono le iniziative che come Confindustria volete sollecitare al Governo per sostenere l’economia locale?
Continueremo a batterci con assoluta determinazione per il finanziamento di tutte le infrastrutture necessarie alle imprese e ai lavoratori del territorio. Senza adeguate infrastrutture, non ci può essere sviluppo. In questa direzione non sono più procrastinabili la progettazione e la realizzazione di alcune importanti opere, irrinunciabili per il futuro della nostra economia locale: in primis, l’arretramento dell’A14 da Porto S.Elpidio a Porto d’Ascoli e della ferrovia adriatica per il medesimo tratto.
Sarebbe poi davvero grave non estendere alle imprese della Regione Marche ed in special modo a quelle del Piceno e del Fermano, lo sgravio contributivo del 30% per i lavoratori dipendenti, introdotto dal recente Decreto Legge denominato “Rilancio 2” e oggi previsto esclusivamente per le aree del Mezzogiorno. A questo proposito solleciteremo con forza il Governo, il Parlamento e i nostri rappresentanti politici locali per chiedere l’applicazione di questo importante beneficio anche a tutte le imprese localizzate nelle aree di crisi industriale complessa del Piceno e del Fermano – Maceratese. Senza questa modifica della norma, il rischio è quello di compromettere soprattutto l’attrattività e la competitività del Sud delle Marche, territorio direttamente confinante con una Regione, l’Abruzzo, che invece può beneficiare della decontribuzione.
Dobbiamo infine supportare adeguatamente tutto il sistema produttivo fermano – basato sul “Sistema Moda” – che già da alcuni anni è dentro un tunnel recessivo dal quale non riesce ad uscire. Tra i diversi interventi normativi che abbiamo suggerito per sostenere il più importante distretto europeo della calzatura, c’è l’introduzione di un meccanismo di “ristoro finanziario”per il “danno economico” subito dalle mancate vendite di merci prodotte, da erogare sotto forma di contributo a fondo perduto. Per quanto riguarda invece l’area del “cratere”, con l’obiettivo di accelerare il processo di ricostruzione e di adeguamento antisismico degli edifici all’insegna della sostenibilità ambientale, la nostra proposta è quella di potenziare ulteriormente il beneficio fiscale nazionale del 110%.
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