La Cia: “Problemi per l’agroalimentare marchigiano, i dazi americani aprono scenari problematici per le aziende della nostra regione”

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“Aspettavamo con apprensione il giorno in cui gli Stati Uniti avrebbero imposto dazi all’Unione Europea, ma già ne sentivamo le conseguenze da tempo”. È questo, in sintesi, il commento del Presidente CIA Ascoli-Fermo-Macerata, Matteo Carboni, alla decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di elevare dazi su tutti i prodotti provenienti dall’UE.

Se si considera, in base ai dati CIA nazionali, che ogni dieci prodotti agroalimentari “Made in Italy” venduti nel mondo, uno è diretto negli Stati Uniti, “possiamo considerare un rapporto simile per il Made in Marche, con una particolare accentuazione per determinati settori. A nostro avviso, particolarmente colpito sarà l’export marchigiano di vino negli USA”.

Comunque, sottolinea il Presidente , la sola ipotesi che potessero essere imposti dei dazi “aveva già avuto delle conseguenze. La sola percezione del pericolo, infatti, aveva comportato una logica contrazione dei rapporti con gli Stati Uniti, per questo motivo auspichiamo che non si innesti, come invece potrebbe accadere, una reazione a catena di dazi reciproci ma si aprano dei tavoli di trattativa. L’export agroalimentare italiano nell’ultimo decennio è aumentato a livello globale da 28 a 70 miliardi, le Marche in proporzione hanno a loro volta quello americano come mercato di riferimento: una brusca frenata provocherebbe numerosi problemi, di tipo occupazionale e inflazionistico, se le merci destinate agli USA non trovassero altri sbocchi e restassero entro i confini nazionali”.

“Auspichiamo – conclude il Presidente Carboni – che l’Europa eviti di muoversi in ordine sparso, perché è abbastanza evidente che i singoli Paesi soccomberebbero in una trattativa con gli Stati Uniti, mentre un’Europa unita riuscirebbe meglio a difendere i diritti dei suoi cittadini e delle sue imprese, ritrovandosi attorno a un modo condiviso di reagire alle forzature fatte dal Presidente americano”.

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